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Daniele Iori Service & Experience Designer

Progetto prodotti e servizi con curiosità e passione, in maniera sperimentale, iterativa e inclusiva, con lo scopo di conoscere profondamente le persone e avere un impatto positivo sulle loro vite. Nel cercare bisogni e comportamenti, la mia testa si divide equamente tra l’amore per i dati e il fascino della ricerca qualitativa.

Ci sono persone che nascono con il dono della chiarezza. Chiarezza su ciò che vogliono, ciò che li appassiona, ciò che saranno. Poi ci sono quelli come me, che l’unica chiarezza che hanno è di essere impossessati da una vorace curiosità per il mondo, le sue leggi e le persone che lo abitano. E passano da un workshop all’altro con lo scopo di trovarsi sempre alla frontiera del sapere.

Quando guardavo il Grande Mazinga, i miei amici volevano essere Tetsuya, io volevo essere Kenzo Kabuto.

Tutto è iniziato all’età di 6 anni, quando mio padre mi regalò un fantastico Commodore 128. A 7 anni scrissi il mio primo programma in basic. Alla fine degli anni ‘90 la facoltà di Informatica mi era sembrata la strada più logica.

Nel frattempo seguivo corsi di scrittura creativa e studiavo giornalismo da autodidatta (dal 2009 sono Giornalista Pubblicista). Mi appassionavo al marketing e alla comunicazione pubblicitaria.

Così nel 2006 un corso di Comunicazione Multimediale della facoltà di Scienze della Comunicazione, ha rimesso un po’ di ordine nel mio percorso, riconciliando l’anima logico-analitica con quella comunicativa. Mi presero all’Università per uno stage di tre mesi con Emmanuel Mazzucchi, tra interviste e test di usabilità, informalmente rimasi lì per un anno e mezzo.

Nel 2008 sentii per la prima volta il termine User Experience e grazie a Tiziano Luccarelli e Dorian Tireli, capii che non era solo un’evoluzione dell’usabilità, ma una matassa intricata che passava anche per il marketing, la ricerca sociale, il brand. E io potevo fare da tramite tra le diverse sfaccettature in gioco. Avevo finalmente trovato il mondo più complesso possibile da esplorare. A dieci anni di distanza, non ne sono ancora uscito.

Nel 2014, catturato dal fervore della nuova rivoluzione industriale, sono stato tra i fondatori del Fab Lab Frosinone, uno fra i primi fab lab in Italia ad ottenere la Fab Academy dal MIT's Center of Bits and Atoms.

Negli ultimi anni, come era naturale che fosse, la mia figura si è avvicinata sempre di più al Service Design e alla facilitazione. Due sono stati i momenti che formalmente hanno ufficializzato questo processo di trasformazione, entrambi nel 2015: la summer school Service Design South di Commonground People, e la partecipazione per la prima volta come mentor alla Co-Design Jam Roma.

Da marzo 2018 sono arrivato in Tangible. Uno di quei posti in cui hai la sensazione che tutti parlino la tua stessa lingua; credano, sostanzialmente, nelle tue stesse cose; dialoghino, senza preoccuparsi di ripulire il linguaggio dalle parolacce. Ché in fondo siamo tutti un po’ ragazzacci curiosi a cui piace mettere gli altri a proprio agio, perché “If you’re not interested in others, in what they do and how they act, then design isn’t the field for you. - A. Castiglioni.”

Quando non lavoro cammino per ore nei sentieri del sottobosco, tra felci e capelvenere, chiamo per nome gli alberi e cerco il silenzio per sentirli parlare.

La botanica sistematica è il mio paradiso artificiale preferito, l’altro sono i libri.

Di tanto in tanto faccio il mentor per le Design Jam, partecipo a progetti di Social Innovation, faccio docenze su Design Thinking e User Experience, e cerco un modo per crescere insieme a mio figlio.



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