Come User Interface Designer mi occupo di progettare e realizzare gli elementi fisici e visivi con cui interagisce una persona mentre utilizza il dispositivo e vive la sua esperienza utente.

Adoro profondamente il mio lavoro, che consiste nel progettare interfacce per prodotti digitali, senza perdere mai di vista l’efficacia, l’efficienza, l’usabilità, l’accessibilità, l’inclusività e la scalabilità delle soluzioni che realizzo.
So bene che l’esperienza utente attraversa uno spettro di emozioni che va dalla felicità alla frustrazione e come designer mi batto affinché l’ago della bilancia sia spostato il più possibile verso la felicità.
Il mio background da developer mi consente di dialogare più facilmente con gli stakeholders e di avere ben chiari i vincoli legati ai dispositivi ed alle piattaforme.
Cerco di essere presente in ogni fase della progettazione, dalla raccolta dei requisiti alla ricerca, dal co-design alla realizzazione dei primi flussi e do il meglio sul finale, la fase di prototipazione e realizzazione dell’interfaccia vera e propria.
Sono una persona curiosa, non smetto mai di farmi domande e di cercare risposte.
Faccio abuso delle seguenti droghe: Pixel, Palette, Font e Design System.

Fin da piccolo ho sempre saputo che la mia vocazione era lavorare con i computer (e le persone).
Non sono uno di quelli che ha iniziato con il Commodore 64, ho dovuto aspettare Windows 95 per aver un computer tutto mio.
Sono sempre stato affascinato da tutto ciò che è arte, design e creatività.
Credo che il colpo di fulmine per il mondo della “grafica” sia scattato a 10 anni quando ho ricevuto la videocassetta di Toy Story: seduto per terra davanti alla TV ho capito che con il computer si potevano creare cose stupende e raccontare storie.
E come poteva non ispirarmi Buzz Lightyear, con quel caratterino e con il suo “Verso l'infinito... e oltre!”?
Quella videocassetta la conservo ancora, l’ho consumata, per me è tipo una reliquia.
Confesso che periodicamente riguardo Toy Story e rimango incantato come la prima volta e che, ancora ora, il mio sogno nel cassetto è lavorare alla Pixar.

Tuttavia provo a mettere a tacere il mio amore per la grafica e, dopo una laurea in Ingegneria Informatica con indirizzo reti, mi catapulto subito nel mondo del lavoro.
Inizio così, nel 2011, in una grande multinazionale della consulenza a Milano, mi tuffo nelle grinfie di SAP e della Business Intelligence, lavorando per clienti quali Bacardi, Ferrero, Italia Zuccheri, Wolter Kluwers e Italcementi.
Scelgo poi, consapevolmente, di fare il percorso del “cervello di ritorno” e tornare nella mia amata Calabria nel 2013.
Lavoro come Product Designer ad una piattaforma di turismo esperienziale, che permette agli utenti di assemblare da soli un’esperienza turistica.
Il testare il prodotto con le persone e il guidare l’evoluzione sulla base dei feedback e dei test, mi fa capire cosa voglia dire human centered design e alimenta la voglia di applicare quelle metodologie sempre di più.

Nel 2014 comincia la fase di transizione che mi porta a fare il mestiere che, in realtà, ho sempre voluto e sognato fare: il designer.
Lavoro con una startup come iOS developer e UX/UI designer, a prodotti legati al mondo della salute, delle community e della sicurezza, per poi abbandonare quasi completamente il mondo delle linee di codice e dedicarmi solo a quello dei pixel.
Nel 2017, non riuscendo a fare solo il designer, lascio la “sicurezza” del contratto a tempo indeterminato e intraprendo la strada di user interface e user experience designer freelance, perché voglio dedicarmi esclusivamente alla progettazione di interfacce digitali (semi-cit. Ila).
Questo salto mi da l’opportunità di lavorare su prodotti digitali legati al mondo della logistica e dei trasporti, della riconoscimento facciale e dell’analisi delle emozioni, della dematerializzazione dei processi aziendali, ma anche su e-commerce con nuovi modelli di vendita su ampia scala produttiva, su prodotti legati al mercato automotive ed alla gestione dei processi di stampa.

Studio, studio, studio, continuo a studiare e non smetto mai di studiare, di cercare opportunità di confronto, di farmi ispirare (dagli altri professionisti più bravi di me, dall’arte e della natura) e di condividere quello che ho appreso in questi anni, creando e supportando alcune delle community più importanti sul design digitale in Italia, l’ultima delle quali è Figma Italia, diventata il riferimento in Italia su Figma.
Nel tempo libero pubblico app per iOS, alcune delle quali hanno superato i 15M di visualizzazioni, sono state selezionate su App Store e sono rimaste prime in classifica per settimane.

Poi, un giorno, ho ricevuto una mail che ha aperto un nuovo capitolo della mia vita, professionale e personale, ed è quello che sto scrivendo qui in Tangible, dove ho l’opportunità di far fruttare le mie competenze e imparare qualcosa di nuovo, ogni giorno, insieme ad un gruppo di colleghi pazzeschi.

È l’inizio del 2019. Da allora il tempo vola, mi siedo alla scrivania carico, felice e sempre grato.

“My name is Francesco… but everybody call me Frank.” (semicit. Giorgio Moroder)

Amo il mare e la montagna, gli scoiattoli ed i border collie, i libri ed i taccuini, la pizza (anche gli spaghetti) e la birra, il sigaro, rigorosamente Toscano, e il sorriso di F..

Se non sono davanti al mio Macbook (è molto raro ma giuro che capita) sto probabilmente praticando qualche sport di montagna o sono tornato al mio mare, sto fumando un sigaro in solitaria o mi sto allenando per la mia prossima corsa non competitiva.



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