Thinking
Perché sosteniamo una borsa di studio universitaria
2.500 euro per chi frequenta il secondo anno di Digital Humanities and Digital Knowledge presso l'Università di Bologna. La terza versione di un impegno che portiamo avanti da tre anni.
Come Società Benefit abbiamo scritto nello statuto quattro obiettivi di beneficio comune. Il terzo esplicita la nostra promozione del dialogo con i nostri stakeholder e l’intento di diffondere la cultura di una progettazione etica, anche contribuendo a formare chi farà innovazione dopo di noi.
È da lì che nasce il nostro impegno verso l'equità nell'educazione, tradotto ogni anno in una borsa di studio che mettiamo a disposizione dei e delle designer del futuro. Quest'anno abbiamo cambiato nuovamente la forma di questo sussidio e l'abbiamo attivata in collaborazione con l'Università di Bologna.
"Non è solo una questione di principio statutario," dice Ilaria Mauric, Impact Manager di Tangible. "Il talento non è distribuito in modo equo quanto le opportunità per esprimerlo. Guardare solo al merito rischia di premiare chi aveva già le condizioni per arrivarci, per questo l'equità di partenza conta, per noi, più del merito."
C'è anche un obiettivo di integrazione dietro questa scelta, aiutare chi si affaccia sull'università o sul mondo del lavoro ad arrivarci davvero. È infatti un modo per entrare in contatto con persone che, altrimenti, difficilmente avremmo incrociato lungo il nostro percorso. Non sappiamo che strada intraprenderà chi la riceve e non è nostra intenzione saperlo in anticipo. Ma se questa iniziativa può contribuire a creare un’opportunità di far incrociare quel percorso con il nostro, magari come colleghe o colleghi, non potrà che farci piacere.
Perché questo corso
Tra i corsi che abbiamo valutato con l'Ateneo c'erano intelligenza artificiale e advanced design, ma per quest’anno abbiamo scelto Digital Humanities and Digital Knowledge.
È un corso che tiene insieme scienze umanistiche e informatica, ed è internazionale per composizione, quindi assomiglia al modo in cui lavoriamo. Abbiamo dato rilevanza al profilo, perché un corso dove le discipline si parlano già è il terreno più coerente con quello che proviamo a fare ogni giorno.
Conta anche la dimensione. Il corso scelto ha circa cento iscritti per anno, contro le centinaia o le migliaia degli altri corsi che avevamo davanti e su una platea di quella misura una borsa sola è una possibilità concreta invece di una probabilità remota.
La borsa
È una sola, da 2.500 euro lordi ed è destinata a chi frequenta il secondo anno della laurea magistrale in Digital Humanities and Digital Knowledge.
Al primo anno il tasso di abbandono è alto e il contributo rischia di arrivare a chi lascia poche settimane dopo. Al secondo anno, invece, i crediti già verbalizzati dicono che la persona sta frequentando e ha intenzione di continuare.
Il bando è stato costruito dall'Ateneo, che ne amministra anche la graduatoria: il punteggio somma crediti acquisiti, media ponderata e condizione economica calcolata sull'ISEE.
Non c'è nessuna giuria aziendale e non abbiamo alcuna voce su chi vince. Il denaro non passa nemmeno dalle nostre mani, lo abbiamo donato all'Ateneo che lo assegna e lo eroga.
Il merito resta il criterio con cui l'Ateneo seleziona, ma l'equità è quello che abbiamo chiesto di aggiungere dentro quel criterio. L'ISEE entra come componente di punteggio e non come requisito di accesso, con una soglia allineata alla no tax area.
A cosa serve questo sussidio
Lungo la strada abbiamo capito una cosa in più che non avevamo previsto quando abbiamo iniziato: il diritto allo studio in Italia funziona e copre l'accesso. Chi ha un ISEE basso ottiene l'esenzione dalle tasse universitarie e può accedere a borse regionali o a servizi abitativi.
Quello che il sistema pubblico copre meno è il costo di starci dentro, il prezzo dei mezzi e dei libri, la spesa di tutti i giorni, tutto quello che rende sostenibile studiare invece di lavorare.
Per questo la borsa arriva senza condizioni e chi la riceve decide come usarla, senza vincoli d'uso e senza rendicontazione.
È una scelta che sembra minima e dice qualcosa sul modo in cui guardiamo il nostro impatto. Una risorsa vincolata a un obiettivo che definiamo noi vale meno di una risorsa che entra in una vita e allenta la pressione dove serve davvero. Chi studia sa dove serve, noi non possiamo saperlo.
Come siamo arrivati a questa forma
Questa è la terza versione della stessa iniziativa e le due precedenti spiegano le scelte che abbiamo fatto quest'anno.
Nel 2024 le avevamo dato la prima forma: tre borse per un valore complessivo di 2.500 euro, destinate a chi si era appena diplomato con una media superiore a 8,25, assegnate tenendo conto insieme del merito e della necessità economica. Il bando lo avevamo scritto noi, insieme all'istituto, e ne avevamo messo a disposizione la bozza per altre aziende che volessero fare la stessa cosa. In quell'occasione le candidature erano arrivate senza difficoltà.
Nel 2025 lo abbiamo ripubblicato, identico. Stessi criteri, stesso importo, ma alla scadenza non era arrivata nessuna candidatura. Un risultato così si può archiviare in due modi. Uno è attribuirlo alle circostanze, l'altro è chiedersi che cosa mancava nel meccanismo che avevamo costruito.
Quel meccanismo dipendeva dalla motivazione di un terzo per esistere e non lo avevamo progettato. Nessuno era responsabile della distribuzione. Il bando non stava dentro un'infrastruttura che lo facesse circolare da sola, quindi ogni anno la sua diffusione ripartiva da zero. Il momento poi era il peggiore possibile, perché la fine dell'estate coincide con la transizione tra due percorsi, quando chi si è appena diplomato sta scegliendo un'università o cambiando città, con l'attenzione altrove.
Da lì vengono le due scelte che descrivono la borsa di quest'anno. Passare a un Ateneo significa che il bando vive dentro un'infrastruttura che lo fa circolare senza dipendere da noi, inoltre scegliere il secondo anno significa che la risorsa arriva a chi ha già dimostrato di volerci restare. Lo stesso apprendimento, applicato due volte.
Non abbiamo la certezza di avere trovato la struttura giusta, però abbiamo un meccanismo più solido del precedente e un apprendimento che ci ha portato fin qui.
Come per altri percorsi che abbiamo intrapreso, sappiamo che l'impatto è una pratica continua, che si corregge man mano che si vede come si comporta nella realtà.