Thinking
L'impatto come pratica continua: ripensare come compensiamo le emissioni
Da qualche anno compensiamo volontariamente la nostra carbon footprint, ma col tempo abbiamo capito che fare la cosa giusta non bastava più. Nei mesi scorsi abbiamo scelto di evolvere questo approccio, cercando un modo più coerente con chi siamo e con il territorio che abitiamo
Questo percorso è iniziato nel 2022, quando abbiamo deciso di strutturare in modo più consapevole il tema della compensazione, affiancando alla misurazione della nostra carbon footprint un sistema che ci permettesse di compensare le emissioni residue e rendere visibile questo impegno anche all'esterno. È stata una fase importante perché ci ha aiutato a dare forma a un tema complesso, a dotarci di strumenti adeguati e a rendere il nostro impegno comprensibile e verificabile.
Col tempo, però, ci siamo accorti che il modello che avevamo adottato risultava poco proporzionato alla nostra dimensione, includeva strumenti che non utilizzavamo fino in fondo e rendeva la compensazione corretta, ma estranea alle nostre attività quotidiane. Funzionava sul piano formale, meno su quello della comprensione e del racconto.
Quando fare la cosa giusta non basta più
Da qui è iniziata una fase di domande, più che di risposte. In Tangible siamo abituati a interrogarci, ed è parte integrante del nostro metodo. Progettiamo esperienze, servizi e prodotti digitali, e sappiamo che ogni scelta progettuale genera impatto: sulle persone che useranno ciò che progettiamo, sulle organizzazioni che lo gestiranno, sull'ecosistema più ampio che lo ospita.
Quando lavoriamo per i nostri clienti, ci poniamo alcune domande ricorrenti: questo progetto genera valore condiviso? L'impatto è misurabile? È raccontabile?
Applicare queste stesse domande a noi stessi è stato inevitabile. Ci siamo chiesti se fosse possibile separare in modo più netto la misurazione della carbon footprint dalla compensazione delle emissioni residue; se avesse senso continuare a utilizzare pacchetti chiusi, oppure se esistessero modelli più flessibili e proporzionati alla nostra scala; se fosse possibile scegliere progetti con un impatto più leggibile e verificabile, evitando scorciatoie comunicative; e, infine, se fosse possibile farlo restando sul territorio, in modo coerente con i nostri valori di trasparenza e responsabilità.
Tutto ciò ha portato a una fase di esplorazione e confronto dove abbiamo valutato approcci diversi, anche molto strutturati e interessanti sul piano dell'impatto ambientale e sociale. Alcuni proponevano soluzioni integrate, capaci di semplificare misurazione, compensazione e comunicazione in un unico sistema. Altri offrivano narrazioni forti e progetti rilevanti.
In molti casi, però, ci siamo scontrati con modelli troppo rigidi, vincoli temporali o contrattuali poco compatibili con la nostra dimensione, o con soluzioni che lasciavano poco spazio a una scelta realmente consapevole e proporzionata.
Più che cercare un'alternativa “migliore”, abbiamo capito di dover chiarire che cosa stessimo davvero cercando: un modo di compensare coerente con il nostro approccio progettuale, capace di rendere l'impatto comprensibile, verificabile e raccontabile senza forzature.
Un impatto che possiamo comprendere e raccontare
È in questo contesto che abbiamo scelto di avviare, a partire dal 2025, una nuova modalità di compensazione. Continueremo a misurare la nostra carbon footprint e a compensare le emissioni residue attraverso crediti di carbonio certificati, generati da progetti di riforestazione e rigenerazione agricola sul territorio italiano.
L'incontro con Carborea, quindi, ha rappresentato un punto di equilibrio convincente, legato al tipo di progetti che rende possibili. I crediti di carbonio sono generati attraverso interventi di riforestazione e rigenerazione agricola nel Salento, un territorio duramente colpito negli ultimi anni dalla diffusione della Xylella. Una crisi che non ha riguardato solo l'ambiente, ma un intero ecosistema agricolo, economico e culturale, con effetti profondi sul paesaggio, sul lavoro e sulle comunità locali.
Ciò che ci ha colpito è stato il carattere concreto di questi progetti. I crediti non sono astratti, ma legati ad aziende agricole reali impegnate nella ricostruzione del territorio: nuovi impianti, copertura vegetale, economie locali che provano a rimettersi in moto. Dal punto di vista metodologico, i crediti sono quantificati e verificati ex-post secondo standard riconosciuti, con un livello di tracciabilità e trasparenza che rende l'impatto leggibile e controllabile.
Quando abbiamo approfondito questo progetto, qualcosa ha fatto "clic". La compensazione diventava il modo per sostenere un'iniziativa con un impatto ambientale misurabile e, allo stesso tempo, sociale ed economico. Un progetto che potevamo comprendere, verificare e raccontare con misura, perché ne condividevamo il contesto e il senso.
Nel gennaio 2026 abbiamo compensato 18 tonnellate di CO₂ attraverso crediti di carbonio certificati Carborea, generati da progetti di riforestazione e rigenerazione agricola nel Salento. Questa compensazione copre le nostre emissioni residue relative al 2025 ed è supportata da un certificato che ne garantisce tracciabilità e verificabilità.

L'impatto come pratica continua
La compensazione è una scelta parziale, che va inserita in un percorso più ampio di responsabilità, monitoraggio e riduzione.
Sul piano della misurazione, oggi utilizziamo la carbon footprint come riferimento per misurare le emissioni climalteranti, consapevoli che l’impatto di un’organizzazione si estende anche ad altre dimensioni ambientali e sociali. È una prospettiva che osserviamo con attenzione, sapendo che anche il modo di misurare evolve nel tempo.
Questo passaggio segna per noi un’evoluzione nel modo di stare dentro il tema dell’impatto. Come per altri percorsi intrapresi negli anni, ci interessa costruire pratiche coerenti, misurabili e migliorabili nel tempo.
Rendere l’impatto leggibile significa quindi accettare la complessità, evitare semplificazioni e continuare a farci domande, anche quando le risposte non sono immediate. Come ogni pratica progettuale, anche questa è destinata a evolvere.